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Vendere anche le azioni in perdita secondo regole fissate in anticipo, senza puntare a recuperare abbassando il costo medio con acquisti al ribasso

  • Valore medio
  • Prove A
  • Denaro
  • Gratis
  • Pochi minuti
  • Un po’ di forza di volontà

In parole semplici

L'istinto spinge a vendere quando si guadagna e ad aggrapparsi quando si perde. Nei registri di 10.000 conti americani su 7 anni, la probabilità di vendere un titolo in rialzo era superiore di oltre il 50% a quella di vendere un titolo in ribasso. Le stesse persone aggiungono anche più volentieri posizioni a titoli in perdita. Ma i titoli in perdita che si tengono, nell'anno successivo rendono in media 3,4 punti percentuali meno dei titoli in utile venduti.

Costo

Nessun costo. Il difficile è riconoscere che quella perdita c'è, e venderla.

Cosa ci guadagni

Lo studio usa tutte le operazioni di 10.000 conti di un broker americano a sconto tra il 1987 e il 1993. La quota di titoli in utile venduti (PGR) è 0,148; quella di titoli in perdita venduti (PLR) è 0,098. La differenza è 0,050, con un valore t superiore a 35. Giorno per giorno, la probabilità di vendere un titolo in rialzo è superiore di oltre il 50% a quella di vendere un titolo in ribasso. Gli stessi conti aggiungono più spesso posizioni a titoli in perdita: la quota di riacquisti su titoli in perdita è 0,135, su quelli in utile 0,094, con t = 19. Lo studio verifica anche l'idea che «quello che scende poi risalirà», e il risultato è opposto: i titoli in utile venduti hanno, nell'anno successivo, un extra-rendimento medio superiore di 3,4 punti percentuali rispetto ai titoli in perdita tenuti. L'extra-rendimento è il rendimento oltre quello dell'indice di mercato. Gli autori fanno anche un esempio: su 1.000 dollari venduti, vendere un titolo in perdita invece di uno in utile dà, nell'anno successivo, circa il 4,4% in più. Questo 4,4% include il risparmio fiscale del realizzo delle perdite, calcolato con la normativa americana (Stati Uniti, 1987-1993).

Note

Questa voce riguarda il «se vendere», mentre §5.15 (non fare compravendite frequenti) riguarda il «non muoversi troppo»: non sono in conflitto. Fissare regole in anticipo e seguirle riduce il numero di operazioni. Mediare abbassando il prezzo è corretto aritmeticamente, perché comprare di più abbassa il costo medio. Il problema è usarlo come strumento per recuperare: in pratica aumenta il denaro messo su quel solo titolo, vedi §5.19 (non puntare tutto su un solo titolo). Il calcolo fiscale segue la normativa americana, che la Cina non ricalca, ma il resto resta valido. Sono dati di conti americani degli anni 1980-1990: in Cina costi di transazione e fisco sono diversi. Non costituisce consiglio di investimento.

Livello delle prove
A : Numeri precisi da meta-analisi, grandi studi di coorte o studi randomizzati; per leggi e politiche, il testo ufficiale.
Fonti
  1. Odean T (1998). Are Investors Reluctant to Realize Their Losses? The Journal of Finance 53(5):1775-1798. https://doi.org/10.1111/0022-1082.00072

Tradotto dall’originale cinese. Libro originale, sezione 5, consiglio 37. Questa sezione parla di soldi e spese. Sono informazioni generali, non una consulenza finanziaria o d’investimento. Il contenuto può essere superato e le regole cambiano da luogo a luogo. Per una pratica, una visita medica o una causa, segui quello che dicono l’ente, il medico o l’avvocato. Avvertenze